Milano, Primo Maggio Duemilaquindici

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Quindi di base la “sinistra” in italia è rappresentata da un ragazzino di vent’anni che si è trovato in mezzo al Black Bloc.

Al Black Bloc perchè “i blec bloc” della tv non esistono, quella del Black Bloc è una tattica o tecnica di manifestazione nata in germania negli anni settanta, ma per saperlo bisognerebbe spendere dieci minuti a cercare info su wikipedia, mentre conviene sprecarli per fomentare l’odio.

“quando c’è casino e mi trovo in mezzo faccio casino anche io”, dice uno che a malapena può usare la patente; un ragazzino li per caso che si è fatto prendere dall’entusiasmo dello spaccare qualcosa. E lo capisco; alla sua età pure io non vcedevo altre soluzioni, e pure oggi ogni tanto la voglia di spaccare qualcosqa mi prende. Certo, io ho dieci anni più di lui e mi fermo – dire che la manifestazione era lui non ha senso.

Non entro nel merito del fatto che potrebbe essere stato pagato come i famosi zinghi di qualche giorno fa – è facile che sia tutto vero. E’ palese nelle sue parole un po’ sconnesse: che cazzo dobbiamo fare? qui ci tolgono il pane di bocca, ci pisciano in testa e la chiamano pioggia. E’ ovvio che bruci una banca. loro sono il simbolo.

E come al solito non si parla più del Black Bloc – si parla di Tia, che ha guadgnato subito fama internettiana e ci allieta pure con un video in cui chiede scusa. Eh vabbè.

I giornali, sopratutto quelli di destra, si sono sprecati nel dimostrare la pericolosità del Black Bloc – GUARDATE! si sono tolti giacche e caschi, ora sono invisibili all’autorità! E grazie al cazzo. Chi va nel blocco di solito sa cosa sta andando a fare. Non si tratta di ragazzini come Tia, che si tyrovano dentro e spaccano una vetrin a per il lulz e poi lo ammettono candidamente. Si tratta di professionisti della distruzione, che poco danno peso al colore politico. Una volta erano principalemnte anarchici, ma ormai pure quella connotazione è andata, e temo che in italia più che altro siano degli spaccavetrine for fun.

Ovviamente i miei contatti di destra si crogiolando nell’accaduto – e questa è la cosa buffa. Quando la polizia carica, io mi preoccupo per chi piglia le botte (ambo le parti). Quando il Black Bloc brucia una macchina, io mi preoccupo per il proprietario e chi potrebbe rimanere coinvolto. As usual, i miei amici di destra si preoccupano solo di additare un colpevole. O ancora meglio, credono giustificazioni.

“Hai visto cos’hanno combinato i tuoi amici?” mi chiedono, “come li giustifichi?”

Primo, non siamo amici. i pochi rapporti che avevo con quel mondo li ho tagliati talmente tanto tempo fa che di rilevanza non ne è rimasta molta.
Secondo, non giustifico la distruzione di proprietà pubblica o privata che sia, sopratutto quando non ci sono, come in questo cazo, attenuanti di nessun tipo. Il Black Bloc è uno strumento di manifestazione potente e a volte purtroppo necessario – ma questa non è una di quelle volte.

Il tuo governo preclude o azzera del tutto libertà civili? Prego, lancia pure sassi su qualche palazzo governativo. La polizia carica una prima fila di vecchi con le mani bianche alzate? Lancia tre fumogeni, disperdetevi, mettetevi in salvo. Iniza l’expo e non ti va bene? mi spiace, ma qualsiasi tipo di distruzione non farà certo dire a Renzi “oh ok non avevo capito che non vi piaceva togliamo tutto”. Ormai è qui per restare. Da fastidio uno spreco di soldi di questo tipo quando in grtecia stanno con l’acqua al collo e pure noi non abbiamo le ginocchia asciutte come una volta? Legittimo.

E spaccare qualcosa come aiuta? Non porti attenzione al tuo problema, permetti solo ai soliti fasci da tastiera di dire ECCO ECCO, IO LO DICEVO, COMUNISTI VIOLENTI.

Ha ragione il mio caro Francesco Menna quando dice che o sono scemi per non capire il danno che fanno alla causa che vorrebbero sostenere, o sono collusi perché lo capiscono proprio alla perfezione.

Sarei dovuto andare a Genova il giorno dopo la morte di Giuliani; ricevuta la notizia, ofc mia madre mi impedì di lasciare casa mia. Ma ho diversi amici che furono presenti in manifestazione; e anche loro, come fonti autorevoli, parlavano di “black bloc” che chiaccheravano amabili con la polizia dietro le linee degli scudi antisommossa, o che scendevano dai loro camioncini nelle vie laterali al corteo. Non mi stupirebbe la collusione e l’infiltrazione, non mi stupirebbe il contrario, non mi stupirebbe l’ennesimo “salto a salutare” di FN e Casapau giusto per far sfigurare il “nemico” ancora un po’.

Mi ricordo da bambino un episodio del cartone animato dei ghostbusters.

Succede che ogni cento anni o qualcosa del genere il male e il bene si materializzano a Manhattan per combattere e combattenono secondo il costume del posto; quindi una partita di baseball. Ma il male bara. “E’ ovvio – dice il bene – è prerogativa del male barare”. “E allora bariamo anche noi” dice Peter. “non essere sciocco – ribatte Eagon – se il Bene barasse, il male vincerebbe”.

Che volendo è un po’ la versione per bambini di “All that is necessary for the triumph of evil is that good men do nothing.” (E. Burke, come se andaste a vedere chi è).

Ma che succede quando il male, o l’uomo cattivo, ci mette del suo e fa sembrare che il bene, o l’uomo buono, stia barando?

Succede quel che è successo ieri a Milano, probabilmente.

Succede che, senza sembrare troppo grillino, il potere costituito segna un solco ancora più profondo che divide gli italiani buoni da quelli cattivi – un solco che ci rende impossibile vedere che forse siamo tutti italiani uguali, un po’ buoni e un po’ cattivi, e potremmo andare d’accordo, se ci impegnassimo tutti una iota.

Succede che devo mettere “senza sembrare un grillino” perché la mipia di Grillo e della sua corte di sicofanti ha trasformato un grassroot movement in uan specia di distopia tirannica con il peso politico effettivo di un moscerino ubriaco, ma i numeri in parlamento per impedire una crescita del paese verso una qualsiasi direzione che non sia l’abisso insondabile della Gehenna.

“Il mio nome è Beppe Grillo, poiché siamo in Molti”

Succede che expo è aperta da due giorni e nessuno parla del fatto che è aperta senza essere finita.

Succede che lunedì andrò a lavorare e mi sentiro dire “non sono razzista/fascista/di destra, ma!” che è la cartina tornasole del vero razzista, fascista, destrorso.

Succede che questo, alla fine della fiera, è un sabato qualunque.

Un sabato Italiano.

Il peggio sembra essere passato.

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