Reddit, Ciccioni, Censura e Gentrificazione

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in questi giorni la stampa internettiana tutta sta difendendo la presa di posizione degli admin di Reddit, che hanno bannato r/fatpeoplehate assieme ad un’altra manciata di subreddit dedicate ad argomenti simili.

Per chi non lo sapesse, r/fatpeoplehate era un subreddit dedicato a pubblicare cose, foto, status di FB o di twitter di ciccioni in denial, di quelli che amano sostenere che pesare seimila chili è perfettamente salutare e naturale e il diabete di tipo due ti protegge dal grasso e non si può pretendere che a vent’anni si facciano le scale senza fiatone.

Quello che non era, e non è mai stato, è una roccaforte di fitfag da cui partivano raid verso i grassi – le vittime di fatpeoplehate non sono mai state i ciccioni in tuta che corrono al parco o i ciccioni che dicono “lo so che non è salutare, ma right now cba”.

edito: in r/fatpeoplehate a volte si è superaqto il segno, prendendo di mira anche chi da grasso cerca di dimagrire – e questo ovviamente non è cool. Nonostante la cattiveria gratuita di alcuni membri, però, non era un sub da cui partivano raid verso i profili dei ciccioni (o almeno non organizzati; ma si sa che chi si diverte a far del male trova un modo per farlo pure se lo lasciamo da solo al polo nord).

E’ una comunità salutare? Ovviamente no. E’ velenosa e caustica, ed è frequentata da utenti di reddit – whiteknight che mai nella loro vita alzerebbero la voce con qualcuno, figuriamoci le mani.

E quindi, in quanto promuove l’odio (è proprio nel nome) viene bannata.

Stacce. Be There, come direbbero gli admin di Reddit.

Ovviamente il resto della comunità ha reagito immediatamente. Alcuni hanno tentato di rifondare il subreddit, senza successo. Altri hanno gioito (brevemente, che muoversi quando si pesa 400 chili e si è in salute provoca dolore articolare e fiatone), altri si sono stupidi della censura da parte di quello che credevano essere un sito libero.

Reddit è di proprietà di Conde Nast, quindi è libero quanto un criceto in gabbia; ma non è (ancora) questo il punto.

Il punto è che i mod e gli admin di reddit hanno il diritto di eliminare le subcommunity che ritengono velenose – ma mi sta sul cazzo che lo facciano nel nome del “non vogliamo che si promuova odio”.

r/shitredditsays è un’altra divertente subreddit, di stampo feminazi (come va di moda dire oggi). Le regole del sub dicono che non si tratta di una downvote brigade, ma il subreddit esiste quasi esclusivamente per evidenziare post di altri utenti che – oops – vengono downvotati a morte. E’ anche il front di un network di subreddit (prefissate SRS) che sono a tutti gli effetti un club per sole donne – e sole donne che odiano gli uomini, verrebbe da pensare.

r/theredpill è l’esatto opposto – un subreddit fortemente maschilista che si prefigge di aiutare l’uomo moderno in un momento in cui la società ha abbandonato l’uomo a se stesso – o così sotengono.

r/tumblrinaction è affine a fatpeoplehate in quanto bersaglia bene o male le stesse persone – utenti di tumblr, quasi totalmente donne, che usano tumblr come piattaforma mobile per la loro guerra contro il patriarcato, una sorta di sovrastruttura sociale per cui gli uomini bianchi eterosessuali di classe media usano i loro poteri per tenere le donne perfettamente sotto scacco. il Sub in questione si occupa di rimbalzare frasi particolarmente interessanti come “le donne non possono stuprare” “letteralmente se tutti gli uomini morissero non perderemmo niente di valore” e “non puoi essere una femminista se non sei lesbica”. La mia frase preferita rimane “tutti i rapporti eterosessuali sono tecnicamente stupri perché nella società maschilista odierna nessuna donna è in grado di fornire un consenso che abbia valore”.

r/socialjustice è un subreddit in cui le signorine di cui parlavo poc’anzi si trovano per scambiarsi idee e opinioni.

r/atheism è un altro divertente subreddit in cui gli atei perculano i credenti in quanto tali.

r/politics è un pozzo di democratici che insultano repubblicani che insultano democratici.

r/PCmasterrace è una community per soli videogiocatori su PC, che schifano gli utenti console.

Questo perché lo scrivo? non per far pubblicità a reddit (visto che, probabilmente, non lo visiterò più come prima), ma semplicemente per evidenziare che la scusa di “promuove l’odio” non è credibile, quando esistono altre subreddit (e ne esistono probabilmente decine se non centinaia di altre che non conosco) che in un modo o nell’altro promuovono l’odio.

Perché allora chi odia i ciccioni deve andarsene, ma chi odia i magri (tipo r/thinprivilege) può rimanere e brindare ad una vittoria?

Soldi.

Conde Nast, come già detto, possiede Reddit. E Reddit è un sito gratuito. E se non paghi per il prodotto che stai usando, sei tu il prodotto che viene venduto.

Reddit, come Facebook, fa un saaacco di soldi con la pubblicità. E un’ottima demografica sono persone che non hanno grossi problemi di soldi, e una predisposizione ad acquistare oggetti “feticcio” del loro credo.

I Nerd, quindi, sono benvenuti.

E anche le social justice warrior.

Tazze con scritto sopra “male tears” (perché se un uomo piange o fa notare che per gli uomini la vita non è tutta rose e fiori, è uno stronzo che sposta lo spotlight dai problemi delle donne che sono veri e ficcanti, non come quelli degli uomini), magliette con slogan accattivanti come “die cis scum” (perchè essere un uomo che si identifica come un uomo è il crimine peggiore del mondo), felpe con scritto “smash the patriarchy” (perchè di sicuro siamo negli anni cinquanta, e non ci sono senatrici donne o segretario di stato) e simili, sono tutti oggetti feticcio per la demografica SJW.

Le SJW sono donne, di solito sovrappeso, di solito laureate, di solito in un ambito economico stabile, che non riescono a trovare una fonte dei loro problemi all’interno di loro stesse. La colpa è dell’uomo, inteso sia come il maschio sia “the man” all’americana. Il governo, il patriarcato, le multinazionali.

le SJW più in carne di solito fanno parte anche di altri movimenti (in senso teorico, perché muoversi fa fatica), tipo HAES – Health At Every Size.

HAES è un mio caro vecchio amico. i membri di HAES sono convinti che indipendentemente dal peso si possa stare bene.

Io stamattina pesavo 95 chili e mezzo, e mi sento in salute – bomba!

Ma probabilmente, nonostante gli sguardi preoccupati del mio dottore, sono ancora troppo magro per essere un membro di HAES.

una delle donne più attive (oh gesù) nel movimento è Tess Munster – la prima modella oversize del mondo!

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Tess Munster

Tutto molto bene, ma a 150+ chili (il peso esatto non si sa, chissà come mai) di peso per circa 1.65 metri, è probabile che qualche problema di salute ci sia – difficilmente si può dire che Tess sia in salute.

Sopratutto quando in internet si trovano gif come questa.

Ciononstante, Tess ha un seguito incredibile ed è una role model per decine di ragazze che sognano di diventare come lei.

Lo riscrivo: è una role model per decine di ragazze che sognano di diventare come lei.

Se una ragazza decide di imitare una modella anoressica, la società vuole che si tenti di fermarla, di farle cambiare idea, di aiutarla. Se vuole diventare Tess Munster, allora plauso, perchè la scelta di “amare il proprio corpo” è “empowering”.

Mi sembra di prendere le pillole dei matti.

Questa è gente che spende una quantità di tempo su internet e sui social media che pure io definirei preoccupante. E’ gente che prende le offese percepite (es. “pesare duecento chili è un rischio per la salute”) come offesa personale, ed ha le risorse ed il tempo per perseguire i “colpevoli” fino all’ultimo byte di internet.

E’ gente che sta colonizzando, passando dalla loro base mobile tumbleristica, gran parte dei siti ad alto traffico – sono uno dei motivi per cui stiamo vivendo un ritorno ad una politically correctness (almeno in america) senza senso alcuno – con estremi del tipo “le persone di colore non sono di colore ma sono afroamericani”. Anche se sono inglesi, francesi, haitiani con la pelle nera. Afroamericani, tutti, perchè “neri” è offensivo per alcuni (di solito quelli pronti a piantar casino giocando la race card).

La gentrificazione dell’internet avviene di pari passo con la gentrificazione dell’informatica – mai nel 2015 avrei pensato di trovarmi a rimuovere malware dai pc degli amici o a spiegare a un ventenne come si attacca un monitor, ma i moderni device che offrono internet ready to use con comode app per i social network hanno creato una generazione di analfabeti dell’informatica base che mai avrei pensato potesse esistere. Gente che fruisce di reddit, facebook, twitter, instagram ma che non ha idea che a volte basta un reboot per risolvere tutti i problemi.

Facebook e Reddit vogliono questa gente – gente che non cerca content, ma divora quello che gli viene proposto. Gente che diventa dipendente dalle miniscariche di dopamina che ricevi quando leggi qualcosa di buffo. Gente che non conosce AdBlock o uBlock.

Non vogliono gente che riflette su quello che legge. Vogliono numeri da trasformare in revenue, non una comunità.

Non vogliono gente che, spesso in maniera goffa e raffazzonata, vuole spingere gli utenti a migliorarsi – vogliono una comunità che si supporti da sola, alimentandosi ad odio e segregazione sociale, che continui a spendere 25$ per la prossima maglietta, quella con scritto “stop the male oppression”.

Quella cucita in un capannone di lamiera in Thailandia, da un ragazzino che prende un dollaro al giorno.

L’ironia del vestire una maglietta che inneggia allo spezzare le catene dell’oppressione cucita da un bambino oppresso dal suo governo, purtroppo, si perde durante il viaggil.

Per questo cacciare solo alcune comunità ha senso dal punto di vista degli admin – rimuovendo gli haters, i ciccioni vedranno anche reddit come un posto sicuro e si sposteranno, forse, da tumblr verso reddit.

Reddit è morto – come Digg prima e molti altri dopo.

 

 

Milano, Primo Maggio Duemilaquindici

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Quindi di base la “sinistra” in italia è rappresentata da un ragazzino di vent’anni che si è trovato in mezzo al Black Bloc.

Al Black Bloc perchè “i blec bloc” della tv non esistono, quella del Black Bloc è una tattica o tecnica di manifestazione nata in germania negli anni settanta, ma per saperlo bisognerebbe spendere dieci minuti a cercare info su wikipedia, mentre conviene sprecarli per fomentare l’odio.

“quando c’è casino e mi trovo in mezzo faccio casino anche io”, dice uno che a malapena può usare la patente; un ragazzino li per caso che si è fatto prendere dall’entusiasmo dello spaccare qualcosa. E lo capisco; alla sua età pure io non vcedevo altre soluzioni, e pure oggi ogni tanto la voglia di spaccare qualcosqa mi prende. Certo, io ho dieci anni più di lui e mi fermo – dire che la manifestazione era lui non ha senso.

Non entro nel merito del fatto che potrebbe essere stato pagato come i famosi zinghi di qualche giorno fa – è facile che sia tutto vero. E’ palese nelle sue parole un po’ sconnesse: che cazzo dobbiamo fare? qui ci tolgono il pane di bocca, ci pisciano in testa e la chiamano pioggia. E’ ovvio che bruci una banca. loro sono il simbolo.

E come al solito non si parla più del Black Bloc – si parla di Tia, che ha guadgnato subito fama internettiana e ci allieta pure con un video in cui chiede scusa. Eh vabbè.

I giornali, sopratutto quelli di destra, si sono sprecati nel dimostrare la pericolosità del Black Bloc – GUARDATE! si sono tolti giacche e caschi, ora sono invisibili all’autorità! E grazie al cazzo. Chi va nel blocco di solito sa cosa sta andando a fare. Non si tratta di ragazzini come Tia, che si tyrovano dentro e spaccano una vetrin a per il lulz e poi lo ammettono candidamente. Si tratta di professionisti della distruzione, che poco danno peso al colore politico. Una volta erano principalemnte anarchici, ma ormai pure quella connotazione è andata, e temo che in italia più che altro siano degli spaccavetrine for fun.

Ovviamente i miei contatti di destra si crogiolando nell’accaduto – e questa è la cosa buffa. Quando la polizia carica, io mi preoccupo per chi piglia le botte (ambo le parti). Quando il Black Bloc brucia una macchina, io mi preoccupo per il proprietario e chi potrebbe rimanere coinvolto. As usual, i miei amici di destra si preoccupano solo di additare un colpevole. O ancora meglio, credono giustificazioni.

“Hai visto cos’hanno combinato i tuoi amici?” mi chiedono, “come li giustifichi?”

Primo, non siamo amici. i pochi rapporti che avevo con quel mondo li ho tagliati talmente tanto tempo fa che di rilevanza non ne è rimasta molta.
Secondo, non giustifico la distruzione di proprietà pubblica o privata che sia, sopratutto quando non ci sono, come in questo cazo, attenuanti di nessun tipo. Il Black Bloc è uno strumento di manifestazione potente e a volte purtroppo necessario – ma questa non è una di quelle volte.

Il tuo governo preclude o azzera del tutto libertà civili? Prego, lancia pure sassi su qualche palazzo governativo. La polizia carica una prima fila di vecchi con le mani bianche alzate? Lancia tre fumogeni, disperdetevi, mettetevi in salvo. Iniza l’expo e non ti va bene? mi spiace, ma qualsiasi tipo di distruzione non farà certo dire a Renzi “oh ok non avevo capito che non vi piaceva togliamo tutto”. Ormai è qui per restare. Da fastidio uno spreco di soldi di questo tipo quando in grtecia stanno con l’acqua al collo e pure noi non abbiamo le ginocchia asciutte come una volta? Legittimo.

E spaccare qualcosa come aiuta? Non porti attenzione al tuo problema, permetti solo ai soliti fasci da tastiera di dire ECCO ECCO, IO LO DICEVO, COMUNISTI VIOLENTI.

Ha ragione il mio caro Francesco Menna quando dice che o sono scemi per non capire il danno che fanno alla causa che vorrebbero sostenere, o sono collusi perché lo capiscono proprio alla perfezione.

Sarei dovuto andare a Genova il giorno dopo la morte di Giuliani; ricevuta la notizia, ofc mia madre mi impedì di lasciare casa mia. Ma ho diversi amici che furono presenti in manifestazione; e anche loro, come fonti autorevoli, parlavano di “black bloc” che chiaccheravano amabili con la polizia dietro le linee degli scudi antisommossa, o che scendevano dai loro camioncini nelle vie laterali al corteo. Non mi stupirebbe la collusione e l’infiltrazione, non mi stupirebbe il contrario, non mi stupirebbe l’ennesimo “salto a salutare” di FN e Casapau giusto per far sfigurare il “nemico” ancora un po’.

Mi ricordo da bambino un episodio del cartone animato dei ghostbusters.

Succede che ogni cento anni o qualcosa del genere il male e il bene si materializzano a Manhattan per combattere e combattenono secondo il costume del posto; quindi una partita di baseball. Ma il male bara. “E’ ovvio – dice il bene – è prerogativa del male barare”. “E allora bariamo anche noi” dice Peter. “non essere sciocco – ribatte Eagon – se il Bene barasse, il male vincerebbe”.

Che volendo è un po’ la versione per bambini di “All that is necessary for the triumph of evil is that good men do nothing.” (E. Burke, come se andaste a vedere chi è).

Ma che succede quando il male, o l’uomo cattivo, ci mette del suo e fa sembrare che il bene, o l’uomo buono, stia barando?

Succede quel che è successo ieri a Milano, probabilmente.

Succede che, senza sembrare troppo grillino, il potere costituito segna un solco ancora più profondo che divide gli italiani buoni da quelli cattivi – un solco che ci rende impossibile vedere che forse siamo tutti italiani uguali, un po’ buoni e un po’ cattivi, e potremmo andare d’accordo, se ci impegnassimo tutti una iota.

Succede che devo mettere “senza sembrare un grillino” perché la mipia di Grillo e della sua corte di sicofanti ha trasformato un grassroot movement in uan specia di distopia tirannica con il peso politico effettivo di un moscerino ubriaco, ma i numeri in parlamento per impedire una crescita del paese verso una qualsiasi direzione che non sia l’abisso insondabile della Gehenna.

“Il mio nome è Beppe Grillo, poiché siamo in Molti”

Succede che expo è aperta da due giorni e nessuno parla del fatto che è aperta senza essere finita.

Succede che lunedì andrò a lavorare e mi sentiro dire “non sono razzista/fascista/di destra, ma!” che è la cartina tornasole del vero razzista, fascista, destrorso.

Succede che questo, alla fine della fiera, è un sabato qualunque.

Un sabato Italiano.

Il peggio sembra essere passato.

I’m not dead yet

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Oh wow. Un mese di silenzio radio, o qualcosa di piu’. Incredibile. Ma e’ estate! abbiate pieta’ di me! tutti voi sette che mi leggete.

Ho passato il primo mese al lavoro per Synthesis, a fare qualcosa che non posso dire a causa di NDA stringenti quanto un corsetto su una cicciona ad un live, ma di sicuro posso dirvi che da qui non ho intenzione di andarmene tanto presto, or ever.

Un mese senza turni fa strani shcerzi. Per esempio, mi sembra che siano circa sedici anni che non metto piede nell’NMC di Fastweb – ricordo vagamente pareti in cemento, inferriate alle finestre e clima siderale, ma so che nei ricordi tutto acquisisce una tinta rosea. Ieri sera sono uscito a bere una birra con Riccardo e non ero sicuro di ricordarmi che faccia avesse. Poi l’ho visto ed ho ricordato. La faccia da pirla.

Ho rirpeso a dormire ore assurde – sei, anche sette per notte. Le prime due settimane, sapendo che poi dopo dovevo lavorare di mattina, andavo a letto per le dieci e mezzo, massimo undici. E mi svegliavo alle sei e mezzo. Ma in ufficio dovevo andarci alle nove e mezzo. Ops.

Adesso bene o male ho capito a che ora mi devo svegliare e sto tentando l’ebrezza di dormire sette ore per notte. Certo, il caldo torrido che si intervalla all’umidita’ tropicale non aiutano il sonno. Ma e’ l’estate milanese! Appena meno umida di un pomeriggio a Manaus, appena piu’ calda di una mattina ad Algeri.

E’ difficile trovare qualcosa da scrivere – potrei scrivere in realta’ di videogiochi che potrebbero finirmi sotto le mani se quello che scrivo non andasse contro le NDA in atto sui suddetti giochi, ma siccome e’ un casino preferisco evitare del tutto l’argomento. Potrei parlare dei miei colleghi ma per la prima volta mi trovo in un ambiente in cui sono tra simili, quindi non ci sono (o non si sono ancora mostrate) figure spaventose e affascinanti come Miccetta o Foggia.

Al momento mi trovo in un periodo della mia vita in cui sto viaggiando a vela con una bella brezza – non posso parlare di vento in poppa, ma di sicuro ho ripreso a viaggiare dopo i sette anni e rotti di bonaccia fastwebiana. Per ora mi godo il viaggio, anche perche’ come al solito non ho idea di dove sto andando.

Dai, giuro che la prossima volta vi racconto qualche bella sfiga; le cose possono cambiare, ma riesco comunque a tirarmi addosso dieci tipi diversi di rogna.

E’ la fine di un’era

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E così il 31/5 finisce il mio lungo, lunghissimo periodo di collaborazione con beta80. Nei troppi anni passati assieme ho speso otto ore al giorno, venti giorni al mese circa chiuso nel sarcofago di cemento e metallo che è l’NMC di Fastweb, su turni 24/7/365 (24 ore, sette giorni su sette, trecentosessantacinque giorni l’anno) (trecentosessantasei i bisestili).

In questi infiniti momenti ho imparato ad odiare ogni piastrella di questo posto con una forza tale da trasformare il carbone in diamante.

Eppure sono certo che questi tavoli di legno più vecchi di me mi mancheranno. Mi sento come quando sta finendo una serie TV che dura da anni. Una di quelle divertenti ma con momenti amari, che fa ridere e fa riflettere. Mi sento come alla fine di scrubs.

La mia visione di questo posto, va detto, è ottenebrata dal sopracitato disprezzo che ormai provo per questo posto. Ma sarebbe stupido negare che qui dentro mi sono divertito ed ho conosciuto persone che viaggiano dall’interessante al simpatico al pazzo.

Come ogni serie TV ci sono i personaggi ricorrenti, quelli che magari se ne vanno dopo qualche stagione, quelli che arrivano nuovi, e quelli che durano pochi episodi perchè il pubblico li cassa.

E’ stato Jack a introdurmi all’ufficio nel primo episodio della prima stagione. Scena:

[INTERNO] [FASTWEB NMC] Jack e Pito stanno attraversando un corridoio. Luce ambientale, pareti ricoperte di pannelli di legno. Aspetto moderno.

JACK: Ok, sei pronto? Ricordati che l’hai voluto tu. Non voglio sentire lamentele.
PITO: Pronto. ce la faccio. Ho lavorato in posti peggiori. Ti ho detto di quando il mio ex capo mi ha chiamato domenica pomeriggio e mi ha chiesto se potevo portare duecento preinviti entro sera? ed ero a genova?
JACK: ok, ok, ho capito, ma qui è diverso. qui la gente impazzisce. sei ancora in tempo.
PITO: no, sono sicuro. Apri.

JACK apre dell eporte doppie in compensato grigio. Carrellata su NMC. L’ufficio è a gradinate. Tre file di scrivanie rivolte verso due enormi schermi sul muro. Vediamo diversi operatori seduti dietro i computer che maneggiano telefoni e simili.

Da quel giorno posso dire senza esitazione alcuna che la mia vita è cambiata. Sono entrato come operatore di front end, che in parole povere vuol dire che aprivo i guasti al telefono per quei clienti che non erano ricchi al punto da avere un proprio presidio specializzato ma non erano nemmeno dei poveracci con la residenziale.

In un mese passo su Monitoring, ovvero guardo una console sputare allarmi generati da traps che non conosco su tecnologie che non conosco. Associati agli allarmi ci sono procedure da seguire per risolvere il problema.

Un lavoro da seri professionisti.

Mi ricordo il mio primo turno di notte.

[ESTERNO] [FASTWEB] PITO ha una giacca e una borsa a tracolla. sta parlando da solo.

PITO: uff uff, forza, primo turno, a bomba.

[INTERNO] [NMC] [DETTAGLIO] l’orologio digitale di NMC passa da 23:59 a 00:00

Si apre la porta. Stanza completamente buia, in netto contrasto con l’ufficio rumoroso e vissuto che è di giorno. solo altri tre operatori in ufficio. due sono già sdraiati sulle sedie. solo GESTIONE è ancora sveglio, sta sistemando un cuscino e una coperta.

GESTIONE: bella.
PITO: ma che…? ma non dovremmo monitorare, attivare cose, gestire guasti?
GESTIONE: si, ma sabato su domenica è tranquillo. quindi si fa poco o niente. Spero ti sia portato un libro.
PITO: veramente.. veramente no…
GESTIONE: e allora cazzi tuoi, bello.

E’ vero che, essendo NMC principalmente un centro di gestione guasti, capitavano spesso turni di calma piatta e totale. Venivano però pareggiati facilmente dai turni di disservizi infiniti e complicatissimi, o facili da capire ma lunghi da gestire.

Una maledizione che appestava tutti era il temuto incendio in galleria a Roma.

Non so perchè ma solo a Roma capitavano incendi in galleria.

Per “galleria” si intendono le gallerie o trincee sotterraneee segrete delle città. I cunicoli che hanno come tetto le grate che si calpestano sui marcapiedi.

A Roma capitava spesso che in queste gallerie scaturissero incendi, vuoi per sovraccarichi o corto circuiti elettrici (le gallerie erano di proprietà di Acea e vi giravano i loro cavi elettrici), o per sfiga o per dolo. Mai capito. Mai interessato.

La risoluzone di questi scherzi era tutt’altro che facile. Una quindicina di cavi si appiccicavano assieme, fusi dal calore, e ci volevano ore perchè si spegnesse l’incendio, ore perchè ACEA permettesse l’accesso, ore per la sostituzione di tutto il sostituibile.

Ore in cui gli altri gruppi di Fastweb che avevano rapporti col cliente di rimpinzavano di domande idiote.

Mi rendo conto che questa sia un po’ la sindrome dell’impiegato IT. Io so che queste domande sono ovvie, perchè ho la formazione necessaria. Loro no. E’ colpa loro? No. Questo rende le loro domande meno diote? No.

La prima stagione in NMC si conclude in un’episodio rutilante, in cui dopo 24 episopdi in cui si mostra l’operatore di Gestione smadonnare e invecchiare male, mi viene offerto il posto di Operatore di Gestione. Offerto nel senso che mi viene detto “vai o vai”. Una roba del tipo “abbiamo visto che ti impegni e riconosciamo il tuo impegno dandoti più roba per cui impegnarti”.

quattro serie centrali in cui si va via di Gestione, in cui ci sono gli episodi più gustosi. Poi l’audience inizia a stancarsi. Viene tentata una serie in cui vengo tolto dai turni, ma viene a mancare la surrealità delle notti e dei eekend, quindi con un escamotage spaventoso torno sui turni.

Ma intanto la rete (B80) viene acquistata da un altro provider di tv via cavo (Sirti) e le regole del gioco cambiano. La serie nelle ultime due stagioni è molto meno spensierata, diventa a tratti molto seria. I protagonisti sono preoccupati, si vede la stanchezza sul volto degli attori che impersonano personaggi rticorrenti – ormai anche per loro recitare in questo teatrino è stancante. Vengo spostato su un’altra squadra per forzare dinamiche diverse, ma c’è poco da farie – la serie ha perso lo smalto e si avvicina alla sua conclusione.

Ma prima del finale melanconico –  ricordiamo alcuni dei personaggi che hanno contribuito a rendere “NMC, La Serie” una delle produzioni televisive più amate degli ultimi dieci anni.

(tutti i nomi cambiati per difendere l’onore rimasto ai proprietari)

MICCETTA è sicuramente stato il primo dei casi eclatanti che NMC mi ha regalato. Miccetta entra in NMC sui turni, ma decide presto che non gli piacciono le lunghe notti e i week end strazianti. Si fa spostare al Front End. MA in quel periodo il front end era in chiusura, era una notizia bene o male nota. Ma lui non lo sapeva. Il Front End chiude, e Miccetta pianta un casino infinito perchè l’azienda lo ha spostato in un pezzo di commessa in chiusura. Si fa rispostare sui turni. E non fa altre che lamentarsi dei turni.

A questo punto è chiaro che i nervi di tutti sono tesi.

Una sera stiamo cenando con superpizze d’asporto. Il ristorante ci ha regalato due coche per quattro pizze prese. Una coca va a chi va a prendere il cibo all’ingresso. L’altra a chi la vuole. Chiedo se qualcuno vuole la coca. Nessuno sembra volere la coca, quindi la apro.

Miccetta esplode.

Iniziamo un breve litigio sulle regole non scritte di una società posturnistica quando taglia corto e dice,

“vieni fuori che ti accoltello la faccia”

Belle cose.


 

Miccetta è stato il primo di molti, che non riesco a ricordare in ordine alfabetico. Un giorno arrivo in ufficio e mi si para di fronte una scena molto simile a questa :

PIDDU in particolare si distinguerà, nei suoi mesi di permanenza, per intelligenza e brillantezza. Promotore di Herbalife per passione, passava le giornate a spruzzarsi il viso di qualche soluzione idratante alle arance e tentava con nessun esito di accalappiarci nel suo tremendo schema ponzi.

Una mattina si presenta con una bellissima spilla “vuoi dimagrire chiedimi come”. Jack gli dice, “voglio dimagrire”. “Davvero?!” dice piddu, illuminandosi.

Jack pesa settanta chili da quando lo conosco e l’unico grasso che ha addosso è quello dei panini di McDonald se non sta attento e si sporca la maglietta mangiando.

“no.” dice Jack. Piddu ci rimane malissimo.

Scoprirò poi che Piddu gli ha chiesto di parlare in privato, perchè “denigrare Herbalife è come denigrare la mia famiglia, mi auguro che tu non lo faccia più”.

Piddu ci stava tanto simpatico. Non fosse stato stupido come un mattone.


 

Prima del mio tempo, c’era BALOTELLI. Lo chiamerò così perchè condivide con Balotelli una caratteristica essenziale, e non è l’abilità nel calcio.

Il giorno che arriva Richi legge la mail in cui si chiede di approntare badge, account e permessi per Balotelli. Richi non è mai stato una persona incredibilmente consapevole dell’ambiente circostante.

“Balotelli”, dice richi, “che nome da negro”

Balotelli, dalla scrivania davanti a richi, si alza, si gira, gli tende la mano.

“Piacere, Balotelli”.

Pure Balotelli non ha avuto lunga durata.


 

VOCINA si è presentato a noi come l’epitomo del vero tamarro; vedi sotto per una immagine esemplificativa.

Superteso, superabbronzato, supergonfiato. Unico problema; vocina da coro di chiesa.

ciao sono vocina

E noi giù a ridere.

Vocina aveva la passione del corallo. Al punto che si è fatto un acquario col corallo per crescerlo e rivenderlo. Il corallo, lo saprete sicuramente, ha bisogno di specifici parametri per crescere sano, e in cattività questi parametri vanno monitorati costantemente.

Vocina vuole quindi metter ein piedi un sistema di webcam per monitorare l’acquario.

“e se vedi qualcosa che va male mentre sei in ufficio cosa fai? molli tutto e vai?”

beh, no.. non so..

“e allora a cosa ti serve a preoccuparti di più?”

Le webcam le compra da un sito cinese che definire shady è dire poco. non credo le abbia mai ricevute.


 

IL COMMISSARIO è stato uno di quegli elementi che ti fanno cadere le braccia. Uno di quei bambini ai cui genitori i maestri dicevano “signora, non è che suo figlio non si applichi, anzi, lui si impegna, ma è veramente scemo come una piastrella”.

Primo turno assieme. squilal il telefono. Risponde. Mi chiede,

“max, ma ho in linea uno che vuole parlare con chis egue gli allarmi ambientali. chi gli passo?”
“…tu. Sei tu che segui gli ambientali.”
“ah, ok” e poi, rivolto al telefono “a quanto pare sono io”


 

NICK 5 SECONDI, così chiamato per la durata della sua memoria a breve-lungo termine. Gli dicevi qualcosa e letteralmente cinque secondi dopo te la richiedeva. E’ durato due settimane, non sappiamo se sia stato licenziato o se semplicemente si sia scordato di lavorare qui.


 

EXPERIENCE invece ha rimbalzato tutti gli uffici di Fastweb. In tutti gli uffici lo allontanavano per un motivo o per l’altro. E quindi quale ecosistema può supportare uno scarto? Ma NMC, discarica infinita di tutti gli scarti.


 

FOGGIA era foggiano.

Foggia pensava che vk.com fosse “facebook ma sui servi russi”

Foggia pensava che a Milano gli automobilisti non prendessero la corsia preferenziale perchè sono tutti scemi. Quindi lui la prende per il primo mese di lavoro. Poi iniziano ad arrivargli le multe. Anda e rianda ogni giorno per venti giorni in preferenziale, fatevi due conti.

“ma tanto non le pago, ho la cittadinanza (sic) a Foggia”

Foggia pensava che Milano e Foggia non fossero nello stesso stato.

Foggia era alto uno e cinquanta, con la panza, e faceva Body Fashion.

Foggia quindi era sempre abbronzato. Un giorno ci chiede: “ma per fare la doccia solare devo protare l’accappatoio o te lo danno loro?”

Foggia sfoggiava (che calembour) spaventose camice con scollo a V all’altezza dell’ombelico. I pantaloni erano tenuti su da fibbie rotanti che nemmeno Mazinga Z dietro consiglio di John Cena.

Foggia era convinto che i film in bianco e nero di Stanlio ed Ollio fossero girati negli anni ’90 e fossero fatti “così” per “sembrare vecchi”. Era altresì convinto che prima del 2005 non sistessero bei film.

Foggia viveva con altri quattro amici foggiani in un appartamento che nessuno puliva. una volta “ogni tanto” chiamavano una donna delle pulizie per otto ore, ma “sempre diversa perchè poi quelle non tornano”.

Foggia teneva una collezione di unghie del mignolo tagliate sul davanzale vicino al letto.


 

SCOPA è stato mio compagno di turno a lungo.

Su scopa so più cose di quanto non vorrei saperne.

Scopa, quando i colleghi che seguivano la TV ondemand di Fastweb se ne andavano lasciandoci il porno acceso su dodici schermi, diventava pericoloso.

Scopa era alto più di me, largo più di me, mi prendeva per la spalla e mi diceva “ma tu, a quella, che gli faresti? eh? che gli faresti?”

Sotto una qualche festività ci ritroviamo a giocare a carte in ufficio (potrei dire al bar, ma spreste che sto mentendo). Un’occhio agli allarmi, l’altro alle carte. giochiamo, manco a dirlo, a scopa.

Scopa è in squadra con Edo, che non sa giocare. Scopa mette un cinque e gli dice che è da far ballare (siamo arrivati al punto in cui nemmeno i segni, tanto edo è proprio negato).

Edo annuisce, tira su il cinque lasciando un fante. Tiro il fante, facendo scopa.

Scopa rimette un altro cinque. “FALLO BALLARE”, dice. Il mio compagno cala un altro fante.

Edo tira su il cinque.

“no”, dice Scopa “non puoi essere così scemo. cel’hai con me? hai qualche problema? dai, andiamo fuori che ne parliamo”


E questi sono solo alcuni.


 

C’è un proverbio africano che è tipo “non puoi attraversare un fiume senza bagnarti”. Che significa che le esperienze che fai, anche se le lasci alle spalle, ti segnano pure se non vuoi. E che in africa non ci sono ponti.

NMC rimarrà sempre una parte di me –  una parte incredibilmente agrodolce.

Come dovrei chiudere quest’episodio? Con che musica inforco la bici per l’ultima volta, per uscire da un cancello che non attraverserò più?

Un augurio ai miei amici che rimarranno qui per altri anni, di trovare la forza di tirare avanti?

Un pezzo più aspro, che raccolga il disprezzo che recentemente provo per queste quattro mura?

San Quentin effettivamente raccoglie gran parte dei miei sentimenti – uscirò da questo posto come un uomo più anziano e più saggio – e queste mura di pietra mi gelano il sangue ogni volta che le vedo. Ma si merita questo posto il disprezzo che Cash riserva per le prigioni? Dopotutto no, dai.

Mi piacerebbe chiudere su una nota positiva. Questa esperienza è stata traumatica, è vero, ma anche formativa. La rimpiango più che altro per la sua estrema, logorante lunghezza e per la sua infinita monotonia. Ma mi ha permesso di lavorare in mezzo a gente strana e interessante e sopratutto ai miei amici.

Da figlio degli anni ’80, l’idea di andarmene mentre i Simple Mind cantanto Don’t you forget about me è stranamente attraente…

Bender, you magnificient bastard, you

Da lunedì comincia una nuova serie. Non conosco il nome della serie, non so chi saranno i personaggi. Conosco qualche membro del cast, ma non so come funziona ancora di là. E’ come Joey  quando è finito friends, o la nona serie di scrubs, o Angel per Buffy.E’ un po’ arrischio, ma sono sicuro che alla fine andrà bene, e il pubblico sarà dalla mia parte.

Daddy Issues

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Stavo andando a prendermi la cena quando mi son detto, invece del solito Kebab del venerdì sera in ufficio, faccio un salto veloce al Billa, dove la spesa è Bella, e mi sparo un po’ di affettato e frutta.

Non solo la spesa è bella, da billa.

Arrivo al supermercato e trovo tutte le porte aperte. Entro cercando di capire se fosse chiuso o cosa, e una signora di mezza età (ma ben avviata verso la senilità) mi guarda fisso e mi dice:

“stia attento all’uccello”

Capisco subito che la situazione è grave e pongo tempestivamente le mani in posizione di difesa

“come scusi?” investigo.

“l’uccello, c’è un uccello nel supermercato!”

sul momento non capisco, poi mi accorgo che un piccione sta fluttuando bellamente sugli scaffali mentre un commesso lo insegue con una scopa bestemmiando in spagnolo.

Un’altra bella giornata nella città di dio, non posso fare a meno di pensare.

Mi procuro frutta in quantità e mi reco al banco dell’affettato, dove la signora che ho incrociato all’ingresso comunica con solennità che il pennuto e’ stato ammazzato a colpi di cartellone dal dipendente spangolo (che passando conferma di aver stordito il piccione e di averlo cacciato fuori, senza ucciderlo; evidentemente la nonna è assetata di sangue), e cerca di convioncere la salumiera a mollare il mio affettato a metaà per affettarle mezzo etto di mortadella fina fina.

Mi dirigo alle casse con il passo spedito di chi teme che se rimarrà ancora in manicomio verrà dotato di comoda giacca bianca, maniche opzionali.

In cassa sono dietro alla strana coppia.

Lei: bionda, tiratissima, nervosissima, pochette rosa fluo a contrasto con giacca di pelle nera con borchie oro e pantalone bianco. Stivale, tacco da 15 cm puliti.

Lui: re dei tamarri. giacca di vigogna tra il maròn e il grigio scuro, sotto maglia in sembra cotone ma forse è lana, sciarpe, pantalone color crema, le scarpe non le ho viste ma voglio immaginare dei mocassini improponibili.

Comprano arance, patate e poco altro.

Mentre sono in attesa arriva un tizio (arabo? boh) con in mano mezzo bancale di sale e mi chiede,

“sgusa amigo è vino?”

ci metto due minuti a capire che mi sta chiedendo se è Fino, gli rispondo di no, provo a vedere se riusciamo a trovare il sale fino assieme. Niente sale fino. gli consiglio di chiedere in cassa.

Va, portandosi un pacco di sale grosso per evitare fraintendimenti.

“sgusi signorina dove trovo il vino?” (protendendo il sale davanti a sè)

“il vino, corsia sei” risponde la cassiera

“no no, sale vino!”

“ah, sale fino? corsia uno”

il tizio si allontana felice, mentre la strana coppia lo guarda disgustata. Lei guarda lui e poi dice:

“una volta non era così, era meglio”

I due mi stanno subito simpatici.

Arriva il momento di pagare, la cassiera propone un perentorio DIECI E CINQUANTA, al che il maschio tira fuori i soldi.

lei: “no, no, li ho”
lui: “ma fa niente, mi ridai cinque euro” (cavaliero)
“no se ti dico che li ho li ho dammi un attimo”
“ma non-”
“DAMMI UN ATTIMO”

strappa i soldi di mano alla cassiera, che intanto indossa la maschera di una che è li dalle 13 e non ha proprio voglia di vedere “Sono una donna autosufficiente”, dramma in due parti con protagonista la signora bionda.

la bionda fruga un pò, produce ticket e monetame, quando ad un certo punto sbotta

“ecco mo vedi che è mio padre che mi chiama” (evidentemente c’è un telefono che vibra silenzioso)

risponde al telefono con questa faccia:

http://www.dreamstime.com/-image13976997

solo belle notizie

“Pronto, papà?!” esordisce, tutta sorrisi e miele. Poi la faccia diventa repentina questa:

Angry woman talking on the phone

I'm so angry I'm watermarked

I’m so angry I’m watermarked

“Ah, mamma? no ho già fatto la spesa. No. no. ciao” tutto detto in due secondi scarsi. Poi rivolta alla cassiera, ancora colando dolcezza:
“ciao eh!”

Viva al gente, cantava il saggio, la trovi ovunque vai.

Purtroppo.

Le Avventure di Gary, Avventuriero – II

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L’altra volta vi ho salutato dicendo che ero in un sotterraneo, e sono ancora in un sotterraneo – tutto molto bene.

Solo che il sotterraneo in questione è una sorta di tomba piramidea sotto il deserto.

Vorrei stressare il concetto per cui quattro giorni fa ero in una ridente città costiera, a farmi quelli che definirò i cazzi miei, ed adesso sono in una piramide del cazzo sotto un deserto del cazzo con un’armatura del cazzo e una spada e uno scudo e si suda e fa caldo e la sabbia entra pure nel buco del culo.

Ma andiamo con ordine.

Eravamo sotto il mausoleo di Jim Paladinodipelor ed avevamo appena briccolato di mazzate un golem di carne. Si è deciso di proseguire nell’esplorazione della catacomba perchè, con le parole di Leonard, “porterò il fottuto amore di Pelor a questi necromanti di merda dovessi ficcarglielo in culo di persona”.

Per fortuna i necromanti in questione si sono rilevati ottimi vicini di casa, mandandoci incontro uno dei loro gigantosi servi non morti che mi ha usato come vanga per un paio di minuti prima di cedere alle mie tecniche segrete di magia arcana ed oscura.

In pratica l’hanno picchiato di botte.

In tutto questo il necromante – che non si faceva vedere, infidamente nascosto nelle ombre come è tipico per il suo genere –  ha tentato di bersagliarci un paio di volte a palle di fuoco, ignorando di trovarsi davanti al cirque du soleil in armatura di pelle/ferro.

Ciapponiamo a lungo lo zombi-gigante-di-merda e proseguiamo verso le camere private del necromante, dove bruciamo e rubiamo il rubabile prima di confrontare l’oscuro mago deviato nel suo studio.

Solo che stammerda non c’era. Rimaneva giusto un altare con su un sacrifizio da sacrificare, quindi se non altro siamo arrivati in tempo per far bella figura (non come due mesi fa a Gallipolis, quando siamo arrivati tardi perchè Stabb si è voluto fermare a tutti i costi a comprare il tabacco dei druidi).

La vittima sacrificale è Fausto, molto strano quindi.

Facciamo la cosa giusta da fare; davanti ad un uomo in catene che piange e si dispera per essere liberato, lo ammazziamo di botte interroghiamo per essere sicuri che sia lui.

Fausto (?) ci dice di essere incatenato da giorni, quindi di sicuro non è lui quello da cui ho comprato i miei cavoli (che probabilmente sono maledetti, o mannari, o entrambe le cose). Liberiamo il povero derelitto, rassicurandolo con frasi di circostanza tipo “se provi a scappare o a fare qualcosa di strano ti ammazzo, hai capito? ammazzo te e poi ammazzo la tua famiglia”

Usciamo dal sotterraneo per trovare ristoro nell’aria fresca della notte, quando dal punto più alto del mausoleo mezzo franato una voce ci schernisce. Ci giriamo, ed è fausto.

Fausto!!

Probabilmente il suo doppio.

Decidiamo con molta, molta magnaminità di non uccidere il Fausto in nostro possesso ma di parlamentare con questo doppelganger, usando le arti politiche anostra disposizione.

“vieni giù che ti rompo il culo”, dico, con un’apertura delle danze che tanto ci aiutò anni fa, alla corta del Duca Carbattoli.

“andatevene se non volete finire male”, risponde lui, dimostrando di essere avvezzo alla diplomazia.

“Porco Cazzo adesso vengo li e ti fotto nel culo con un mattone, fosse l’ultima cosa che faccio”, aggiunge Leonard. Ci separiamo quanto FalFausto (Falso Fausto) fugge, codardo e fasullo.

Torniamo alla tenuta di Lady Cadrega dove ci chiudiamo in un concilio di guerra.

Quando finiscono le bottiglie, decidiamo il da farsi; Raggiungeremo il mago di corte dei Cadrega, che di sicuro sa qualcosa di quello che sta succedendo because of reasons che alla luce del sole non sono più molto chiare.

Ma ormai abbiamo comprato degli stegosauri da turismo, quindi dobbiamo attraversare il Deserto della Morte per trovare il Mago Dimenticato nella Città dell’Amnesia, sulle Montagne della Disperazione. La prima a destra dopo il Picco dei Suicidi.

Decido quindi di passare prima da mio zio, occupazione eremita, che vive dalle parti delle Montagne del Nome Tipico Per Catena Montuosa, dove fa quello che fanno gli eremiti (possibilmente invecchia impazzendo lentamente)

Siamo nel deserto da circa tre giorni quando, nottetempo, veniamo assaliti da un terzetto di tagliagole svuotatasche e, non mi pento di aggiungere, mangiamerda.

Lo scontro è reso un filo più complesso dal fatto che il nostro mago sono tre giorni che cià il cagotto e non esce dal sacco a pelo, con tutto ciò che tutto questo implica.

Ci liberiamo comunque dei tre disgraziati assalitori (più che altro, due di loro scappano a richiamare rinforzi che dovremo ciapponare in futuro) ed interroghiamo l’anima di quello che è caduto ripetute volte su spade e mazze chiodate.

Contrariamente a quanto possa sembrare ad uno sguardo inesperto, interrogare forzatamente lo spirito di un uomo deceduto non costituisce atto di necromanzia.

Scopriamo dunque che le anime dei morti tendono ad esprimersi per indovinelli e tracobbetti. Mi sono segnato quello che ha detto, ma ve lo dico dopo, che qui al buio non vedo.

(ovviamente ci vedo benissimo, non ho voglia di cercare i foglietti sparsi)

Proseguiamo lungo la strada.

“strada” è un po’ esagerato, forse. E’ corretto dire che procediamo lungo le dune, anche se Leonard continua a dire che stiamos eguendo “un’antica pista halfling”.

Yeah, well.

Il giorno dopo arriviamo in un accampamento halfling.

Gli halfling, che cavalcano dei dinosauri (…) si congratulano con noi per aver seguito le loro piste e ci offrono di entrare a far parte della loro tribù eseguendo un semplice rituale di passaggio.

Ahh, ragazzi.

Una volta bastava fumare l’erda dei druibi o bere il tè segreto dei monaci volanti.

Adesso no, c’è il rituale.

“sentiamo, in cosa consiste il rituale?”

“ma niente, guidate uno dei nostri kyte per un’oretta”

dicono loro, sorridendo come un gatto.

“certo. Cosa ci attacca a metà strada?”

“se andate veloce, niente”

capaiamo che sarebbe più facile tirar via soldi dalle tasche di Stabb piuttosto che far parlare questi gnomi malfatti di merda, e procediamo a salire su ‘sti cazzo di kyte demmerda.

Nessuno si stupisce quando un quartetto di vermoni orridi delle sabbie inizia a inseguirci, in mezzo ai lazzi degli Halfling.

Faccio a malapena a tempo a scrivere sull’agenda “pulizia etnica halfling deserto” che i vermoni ci sono addosso.

Seguono una serie di manovre che nessuno dovrebbe poter fare con quella che è essenzialmente un’asse di legno con tre ruote e uno straccio, ma tanto si impegna stabb che non solo salta una duna mandando i vermoni a schiantarsi non si sa ben dove, e trafora il suolo fino a scoprire, sotto il deserto, una fottuta tomba.

nel deserto.

una tomba.

con rumore di passi nel buio.

E andiamo.

Le Avventure di Gary, Avventuriero

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Il mio nome è Gary. Che è abbreviativo di Garret. Va Beh.

Faccio parte di una banda di vagabondi assassini che potremmo definire avventurieri. Ho diversi amici, per mancanza di altri termini, con cui porto a termine diversi tipi di lavori, non sempre propriamente etici.

C’è una specie di mago malfatto che non ho ancora ben capito cosa fa nella vita.

C’è un ladro, ma insiste per farsi chiamare “professionista”.

C’è una specie di santone che si trasforma in lucertola, ed ha una lucertola, una roba spaventevole a dir poco.

C’è un chierico di Pelor che non s’è ancora ben capito perchè sta con noi a far cosa.

Poi ci sono io. Nelle mie vene scorre il sangue di antichi dei dimenticati, o almeno è questo che dico alle ragazze in locanda, e a volte funziona. Sono il picchiatore del gruppo, tipo. Ve lo dico perchè è importante che sappiate che sono un uomo di concetto.

Comunque, l’altra settimana avevamo appena finito di sterilizzare una tana di troll quando ci si presenta questo tizio, Gionatàn, e ci molla una lettera in mano.

La lettera ce la manda la signora Vivian LaCadre, che è una nobildonna di Swanbrook e dintorni, che è questo ameno villaggio nel bel mezzo di un cazzo di niente, subito dopo il deserto del niente da fare il sabato sera ma prima della foresta del tranquillo pomeriggio di domenica.

Vivian lamenta il furto di un antico vaso oggetto appartenuto alla sua famiglia verso il quale prova forti sentimenti d’attaccamento emotivo, e per il quale offre un gran totale di 50.000 svanziche d’oro di ricompensa.

Benchè siamo sicuri che ci sia sotto l’inghippo, la vita di un avventuriero non è tale senza una buona dose di scelte stupide. Quindi partiamo alla volta di Swanbrook.

Giorno Uno

Conosciamo Timmy, il giovane cocchiere di lady Cadrega, che ci informa con gli occhi pieni di speranza che un giorno pure lui vuole fare l’avventuriero. Poveretto. gli diamo l’ìindirizzo di un buon prete e ci facciamo portare alla tenuta, mentre ci racconta che la SIgnora ha circa trent’anni, una figlia di venti (?) ed è vedova.

Molto bene, quindi.

Davanti alla casa della futura signora Garret cara Lady Cadrega assistiamo ad un breve siparietto in cui lei, con l’aiuto di Gionatàn, dice di no ad un pretendente alla sua mano.

Hilarity Ensues. Il pretendente, che Timmy ci informa essere il Duca di Stopparde, viene gettato a terra e se ne va con le pive nel sacco.

Facciamo conoscenza con Lady Cadrega, piacente MILF sulla quarantina vestita a lutto.

Ci comunica che quello che ha perso è un medaglione del marito, ce ne fa vedere un dipinto e lamenta nuovamente il suo valore emotivo.

Sicuramente il medaglione è parte di un meccanismo oscuro nelle fondamenta di Swanbrook.

Parliamo con gionatàn che ci comunica che il marito di Lady Cadrega, Mr Wil. Helm Cadrega (potrei aver scordato il nome) è morto dieci anni prima nel corso di un’avventura con altri tre scapigliati giovanotti dei Swanbrook. I quattro sono andati ad uccidere un drago blu che minacciava la città, e Mr Cadrega si è sacrificato per il bene del popolo e dei suoi amici.

Sicuramente il medaglione è parte del tesoro del drago e filatterio di un potente dracolich, e i tre amici di Mr Cadrega lo hanno rubato per motivi oscuri.

Gionatàn ci comunica anche che i tre amici del cadrega sono ormai emigrati verso lidi migliori.

Insomma siamo li da qualche ora che mangiamo e beviamo alle spese di Lady Catherine De Bourgh Lady Isabel Lady Sticazzi, insomma, che arriva Timmy e ci comunica che: fatto sicuro, si mormora che qualcuno abbia saccheggiato la tomba di Mr Cadrega.

Assaltiamo la carrozza e in meno di un’ora siamo al cimitero nuovo di Swanbrook, sponsorizzato da Urik, l’alchimista che ti curik,dove ci facciamo strada tra la folla fino al mausoleo dei Cadrega, la cui porta è stata divelta.

Prendiamo posesso della scena del crimine calmando femmine isteriche e uomini dai polsi tremanti, e procediamo all’esame della scena. La porta non è stata divelta, bensì segata via dai cardini; I resti mortali di sir Cadrega sono spariti senza lasciare traccia.

Lasciamo a Gionàtan l’onore l’onere di comunicare a Lady C. che non solo il marito è ancora morto, ma adesso è morto e disperso e probabilmente primo sulla lista “zombie una volta buoni che dobbiamo uccidere”, e procediamo con le indagini recandoci prima al mercato, e poi a bere come dei ciucchi.

Al mercato incontriamo Fausto, imprenditore ramo coldiretti, con il quale stipuliamo rapidamente un contratto di fornitura semestrale di derrate alimentari per la residenza del Conte Stopparde. Ci spostiamo al locale baretto (la taverna “il paiolo e il secchio”, un posto finissimo, quattro diamanti da 25k su questadvisor) per suggellare il patto davanti a un boccale di cervogia.

Fausto, viveour di swanbrook, ci presenta Fidel, cantante del jet-set cittadino. Fidel ci racconta qualche altro particolare della morte di Lord Cadrega, assieme a un po’ di gossip locale.

Sicuramente il medaglione serve a lady cadrega per non tornare a forma di drago e divorare la città, in quanto racchiude una magia forgiata nel sangue di sir cadrega.

Poco dopo parliamo con F&F della vita notturna di swanbrook, e Fausto ci confida di aver visto recentemente una figura non meglio definita introdursi nella vecchia cappella di Lionel Demetris, un campione di Pelor (lol, pelor) nel cimitero vecchio di Swanbrook, famosa meta per gli innamorati della zona.

O forse ho bevuto un sacco e parlato con un bardo e un verduraio.

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Decidiamo, con tempismo elvetico, di tornare alla tenuta di lady treppiede e visionare il luogo del delitto anche li, come se fossimo Horatio Cane e la sua felice banda di mascalzoni (felice ma non gaia).

Gionatàn, che già ha dimostrato di possedere i poteri tipici di un self insert, ci comunica di essere in grado di vedere l’invisibile e di poter risolvere la questione senza il nostro aiuto (che si accomodi, tanto ormai ci siamo già cordati perchè siamo qui). Ci mostra la stanza della Baronessa Von Stuhl; le pareti sono foderate di totally-beliavable-material-that-impedes-scrying-and-such, la stanza è sotto l’effetto di un incantesimo di ancora dimensionale per impedire il teletrasporto ed il letto è costruito per proteggere chi ci dorme da veleni ed avvelenamenti.

Un bel setup per una che non ha nemici ma solo pretendenti insistenti.

In presenza della totale assenza di indizi, lasciamo la tenuta Stulovic alla volta del cimitero antico, in cerca se non di una piosta almeno di qualcosa da percuotere molto rudemente con le nostre armi affilate, armi arrotondate, artigli, sputi.

Raggiungiamo i resti del cimitero, che sembra un po’ woostock due giorni dopo il famoso concerto, quando ormai quelli rimasti venivano sepolti sotto quello che sarebbe diventato il parcheggio di Crazy Hassan, venditore di cammelli seminuovi.

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there are still many miles in my camels!

 

Vaghiamo come fessi per il cimitero, fino a che non troviamo delle tracce nel terriccio. sembra che siano state lasciate da uno di questi due:

1) un uomo con un enorme e largo pene

2) una specie di gambero umanoide con coda e gambe.

Su insistenza dei miei compagni aggiungo alla lista un quantomai improbabile tre: Un uomo che trascinava un cadavere.

Cerchiamo con cura, dunque, il mausoleo di Lionel Demetris, paladino di Pelor (lol, pelor) ormai morto e sepolto ma forse redivivo dal necromante (lo mettiamo in lista subito dopo Mr Seggiolone tra i non morti che devi uccidere ma non vorresti).

Troviamo facilmente il sobrio mausoleo, pieno di soli raggianti e scritte PELOR E’ AMORE. Curiosamente, i ragazzi locali hanno messo una X sulla R di Pelor componendo dunque un’altro motto.

Potremmo aprire il luchetto con cura e silenziosamente grazie al nostro Ladro, ma preferisco tirare una serie impressionante di bestemmie tali che il luchetto prova imbarazzo e se ne va.

L’interno del mausoleo non è niente di eccezionale, e si nota l’evidente risparmio incorso nell’arredamento di interni; Unica nota di colore, il sarcofago dal quale arrivano lamenti e invocazioni a liberare chiunque sia li dentro.

Siccome non è la prima tomba che scoperchiamo, chiediamo prima chi c’è nel sarcofago, per essere sicuri. Il fantasma del signor Lionel Cippirimerlo si inalbera, a questo punto, e attacca dapprima me, poi il chierico, poi attacca la spada al chiodo ed esplode in una nuvola di confetti quando il buon Leonard lo cura, facendolo letteralmente scoppiare di salute.

Frughiamo costernati il sarcofago per scoprire una bella fetta di loot, su cui Leonard estende questioni morali che decidiamo di risolvere in un futuro prossimo, possibilmente dopo aver bevuto molta, molta cervegia. Ribaltiamo il sacrofago (non perchè avessimo notato dei binari, ma perchè ci sembra la cosa sensata da fare) scoprendo così una scaletta a chiocciola (architetto di merda) che promette una discesa nell’averno, nel tartaro o semplicemente in una rete di canali sotterranei costruita e sfruttata dal necromante che per motivi non del tutto chiari nemmeno a noi stiamo cercando per… uccidere?

Leonard mi ricorda a questo punto che farei non morti è un big no-no per il suo dio e anche per il mio defunto dio della morte, quindi rinfrancato da un motivo per cui uccidere proseguo nelle buie profondità della necropoli.

non che sia un problema, tanto io ci vedo al buio.

La nostra discesa nelle viscere della terra è accompagnata da un casino mica da ridere proveniente da qualche parte nel sottosuolo, sicuramente un rave a cui non siamo stati invitati. Essendo imbuconi di professione, seguiamo i rumori di quella che potrebbe essere musica dubstep o sofferenza primigena fino ad una stanza in cui, in mezzo a casse e resti umani in decomposizione, si aggirano quattro ghast.

ghoul

I DONT EVEN KNOW WHAT I’M ON RIGHT NOW

Non siamo ancora in grado di discernere se questo sia un rave o un laboratorio di un maniaco, ma gli istninti propri del murderhobo in noi prendono il sopravvento ed iniziamo a picchiettare di mazzate i ghoul, ghast o quel che sono.

Si unisce a noi un golem di carne, fonte del casino.

Decidiamo che forse non è un rave.

Il golem di carne (che per me ha le fattezze di Pizza the Hut di balle spaziali) avanza lentamente nello stretto corridoio che porta alla stanza, così lentamente che ci dispiace quasi frecciarlo da lontano e cartonarlo di mazzate quando la cosa si rende necessaria.

pizzathehutt

Al momento, dopo nemmeno 24 ore dal nostro arrivo, siamo chiusi in questo sottosuolo bislacco che stiamo esplorando. Leonard mi dice che ha finito di togliersi pezzi di ciccia dall’armatura ed è ora di proseguire.

Alla prossima.

Don’t you forget about about me

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Così cantavano i simple minds, e chi sono io per permettermi di contraddirli?

Quest’ultima settimana abbondante non ha visto un gran numero di update nel blog – purtroppo sono rimasto incastrato nei miei altri progetti (nelle mie altre gran minchiate) e ho dovuto trascurare un po’ il Pitoblog.

Essendo poi che in questo blog parlo di tragedie che mi accadono quando lascio le mura domestiche, mi è difficile trovare di che parlare se non lascio le sopracitate mura domestiche. Oy Gevalt.

Al momento prosegue a rilento il lavoro sull’ambientazione di D&D, mentre va a gonfie vele la Premiata Videoteca; Giusto ieri siamo usciti con la terza puntata della terza serie, il sito si può dire terminato e in attesa di update, nel mio baule delle meraviglie ci sono un po’ di grafiche pronte alla diffusione e sto aspettando con ansia che mi arrivino dei prototipi di spille e gadgettume vario.

(per chi non capisse di cosa parlo, la Premiata Videoteca è il podcast che tengo con nicolas in cui parliamo principalmente di film nuovi, vecchi e medi, ma anche di fumetti, videogiochi e tennocologia)

Dal punto di vista di junks, con la strip che andrà in onda (hur durr) stasera arriviamo al “palo” di quanto avevo pronto e scritto cristianamente, quindi nel pomeriggio mi impegnerò a tradurre gli appunti miei e del bardo in un linguaggio comprensibile agli esseri umani.

Da tutti gli altri punti di vista, il mare immoto nasconde tumulti sconosciuti a chi non l’ha mai navigato; Ovvero tengo botta ma ogni tanto la necessità di comperare un lanciafiamme raggiunge un’impellenza che non esito a definire rischiosa.

flammenwerferSpero, per la prima volta nella mia vita, che questo autunno extralarge a cui siamo condannati (dalkle scie chimiche, dagli illuminati e dal priorato di sion) termini presto, perchè sento la necessità di tornare a sparare palline di vernice addosso a bersagli ignari, o almeno di correre al parco; lo so che potrei correre pure col freddo, ma col freddo (oddio, col fresco) che c’è in questo periodo l’unica cosa che mi viene voglia di fare è seppellirmi sotto cento piumoni e morire nel mio morbido, caldo loculo.

Peraltro, aggiungendo sfighe su sfighe, settimana scorsa mi si è scardinata la ròta della bici; Stavo pedalando a passo d’uomo in quel di Sesto, quando un giandone da competizione decide di aprire la porta della sua smart lato strada senza guardare. Aggiungo particolari:

1) la smart era parcheggiata sulla curva all’uscita di una rotonda

2) nel posteggio per le moto

3) era una smart

Morale della favola, entro in macchina del signore mezzo divelgendogli la portiera, ed in olocausto offro il cerchione davanti della bici. Scioccamente non ho pensato a prendere i suoi dati, pensando che è già tanto che sia ancora in piedi con il collo integro, e quindi le spese per rimettere in sesto la bici sono tutte mie. Gloria perpetua in quest’alba di vittoria, come direbbero i rhapsody.

Tento la fuga verso l’esterno dell’abitazione con Chiara; sia mai che mi succeda qualcosa di ridicolo da raccontare.

 

 

Una Premiata idea

Quote

In alcuni bar, quei classici bar di una volta col bancone resistente come la cortina di ferro con corrimano dorati e un sacco di bottiglie con etichette sbiadite alle spalle del barista, alcuni vecchietti borbottano tra loro tra una scopetta e un briscolino. Pare che Buozzi e Bartezzaghi abbiano messo mano a giradischi e vinili, ad una vecchia antenna, e che abbiano un’idea. Una Premiata idea.

– Nicolas Jara

Growing Pains

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L’altra sera sono uscito coi soliti guasconi e siamo andati a vedere Harlok e a farci un’amena birretta al solito posto.

Di harlok ne parlerò più avanti o magari in separata sede; Il solito posto è ovviamente La Belle Alliance, che l’altra sera ha pure rimesso la Guinness nella sua batteria infinita di spine, cosa che mi ha reso un bimbo felice per qualche minuto.

La mia ultima settimana lavorativa non è stata proprio spettacolare su tutti i punti di vista; Quando mi capita la soluzione migliore è andare al pub, bere un whisky e bere una guinness, possibilmente una via l’altra. Il problema è che facendo così salto la parte in cui sono deliziosamente ebbro e divento subito caoticamente ridanciano, una fase della mia ubriachezza che porta con se un leggero  drop nelle mie facoltà di capire quello che succede attorno a me.

E così Nic mi presenta un suo giovane collega che chiameremo Oliver, visto che è il suo nome. Oliver avrà vent’anni, pesa sul quintale (come me!) e ta sera ci grazia con un’ensemble camicia-cappello-felpa.

Vorrei farvi vedere delle foto ma su internet non ce ne sono.

Ero dunque seduto al tavolo di fronte ad Oli, bevendo la mia seconda birra, quando Jack gli dice qualcosa del tipo “Comunque Oli, al pub con la camicia sei un po’ fuori luogo” ed Oli gli risponde pronto, sorridendo:

“Ma anche al pub, se una ragazza mi vede rimane colpita dalla camicia e si ricorda di me, se poi l’approccio ho già fatto buona impressione”

Rapido come un tomahawk (il missile, ma anche l’arma da corpo a corpo), intercedo:

“Ma Oli, scusa eh, se Jack si mette la camicia è un bell’uomo, è alto e magro; A te che sei grasso sta veramente di merda”

Risate tutto attorno dovrebbero gettare luce sulla domanda “ma che tipo di gente siete voi alla fine?”

Oli ridacchia, dopo poco esce a fumare con Nick. Jack mi dice:

“guarda che ‘è rimasto di merda eh!”
“davvero?”
“giuro, s’è proprio ammosciato”
“ah, ma io lo dicevo per lui!”

Al suo rientro, conscio di non essere in grado di convogliare a parole il fatto che non volevo offendere Oliver e che sono anzi vicino a lui nella situazione di essere grasso e senza abiti adeguati da mettere, noto che indossa nuovamente il suo cappello.

Mens Grey Beanie Hat

tipo questo, senza modello figo

Mentre parte del mio cervello macina questo dato, la serata prosegue. A titolo di nonsequitur, dopo qualche minuto gli dico:

“oli, comunque il cappello nei luoghi chiusi no”
*si toglie il cappello, un po’ mogio*
“e la felpa con la camicia non si può vedere”

Sono una delizia da avere come amico.